Di ELISA BARBIERI
Foto di Francesco Pititto
Mistica è la conoscenza intuitiva, scintilla dell'intensa presenza nell'unica realtà reale, il momento presente, istante eterno, dimora nell'Uno primigenio. Hölderlin, da sempre poeta prediletto da Lenz Fondazione, è il più mistico dei romantici. In lui l'intera missione poetica si concentra nella tensione all'Uno. “Essere uno con il tutto, questa è la vita della divinità, questo è il cielo dell'uomo. Essere uno con tutto ciò che vive, in un beato oblio di sé tornare nella totalità della natura, questo è il culmine dei pensieri e delle gioie, questa è la vetta del monte sacro, il luogo della pace eterna” scrive Hölderlin nel suo epistolario-capolavoro Hyperion.
L’assunto di partenza qui è l’esatto opposto: la mutilazione, lo smembramento, la separazione. Ovvero: il diabolico, ciò che separa (in greco diábolos, chi divide), contrario del simbolo che unisce (dal greco symbàllo, mettere insieme).
“Senza quiete soffiano ancora i venti / Come nel Caos” sono i versi di Hölderin, rincarati e martellati dalla domanda di Quasimodo: Come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore, / fra i morti abbandonati nelle piazze / sull'erba dura di ghiaccio, al lamento d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero / della madre che andava incontro al figlio / crocifisso sul palo del telegrafo? / Alle fronde dei salici, per voto, / anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.
E ancora più contemporaneo lo sgomento nei versi di Adam Zagajewski, poeta polacco autore della poesia del 2010 intitolata Prova a cantare il mondo mutilato: Hai visto i profughi andare verso il nulla, / hai sentito i carnefici cantare allegramente.
Nel Nabucco di Lenz sono bambine e bambini distesi a terra, come in un campo bombardato, con pochi oggetti - orsetti – affetti attorno, a cospargere il terreno.
La rivoluzione francese e la lotta d’indipendenza greca di Hölderlin, la seconda guerra mondiale di Quasimodo, gli attacchi terroristici a cui allude Zagajewski, l’annegamento dei profughi, il genocidio palestinese che i poeti contemporanei denunciano: tutte le guerre sono sempre la stessa guerra.
Il loro seme è da sempre lì, nel piacere di “calpestarsi / Uccidersi per il potere” (Hölderlin) e nel cinismo, nella desacralizzazione della vita, nella separazione di Dio dal suo mondo, come nel famoso coro del Nabucco - canto di nostalgia degli ebrei prigionieri a Babilonia, esiliati dalla patria (L' aure dolci del suolo natal! / Del Giordano le rive saluta). Il Va’ pensiero di Temistocle Solera canta una visione mutilata del mondo, quella della religione ebraica, dove il divino si è eclissato dal mondo, assunto alle altezze, scisso dalla materia vivente, così come gli esuli staccati dalla patria non sanno ritrovare nell’unione in loro e tra loro l’essenza divina. Gli uomini (ebrei) cercano di raggiungere quelle altezze, costruendo alte torri (le torri di Sion), destinate a crollare, così come è giusto che crolli ogni simbolo di prevaricazione fallica, di dominio di ciò che dovrebbe avere il suo fine ultimo solo in sé stesso e mai nell’asservimento ad alcunché. (Di Sionne le torri atterrate...)
Il Nabucco di Lenz porta la poesia della biologia e della fisica nella cattedrale del sapere. Riempie le altezze monumentali dei soffitti a volta con l’espirazione umana. I gelidi marmi dei pavimenti risuonano delle corse di piedi piccoli e accaldati. Le onde sonore del canto fanno vibrare i grandi volumi e scuotere gli organi interni di dolcezza struggente e commovente, come solo un coro di voci bianche può fare - apoteosi del divino sonoro.
Lenz ricompone il mutilato: nella Galleria Petitot del Complesso monumentale della Pilotta le alte scaffalature, al culmine di ciò che l'umano ha scambiato per vero sapere (astrazione alfabetica, idoli concettuali) si riunisce la componente palpitante di corpi acerbi, umanità in nuce, dove la differenziale è ancora in potenza, germogli intrisi d'impronta celestiale.
Con quest’opera Lenz interpreta l’orrore della guerra e dell’esilio dal futuro, male insito nell’umanità fin dalla preistoria, causato dal dominio della Terra, madre fatta a pezzi da quando il primo mito prodotto dall’uomo, l’Enuma Elish, poema babilonese del 2000 AC, canta la vittoria del dio-sole Marduk sulla dea-mare primordiale Tiamat. Marduk con il suo bastone fracassa il cranio a Tiamat e con la scimitarra la apre in due, per poi disperderne le membra. L’unità primigenia conquistata, sottomessa al Dio maschio.
L'anelito holderliniano al ritrovamento dell'unione mistica non è fuga in dimensioni parallele, ma coesistenza del vivente col vivente. D'altra parte, i mistici tantrici del buddismo tibetano non erano monaci o eremiti, avulsi dalla comunità civile, ma persone intrise di normalità. Avevano famiglia e coltivavano la dimensione mistica nel segreto, detentori di un sapere esoterico.
Allo stesso modo, i 27 corpi di bambine e bambini del Nabucco di Lenz ricordano che la saggezza non è altrove. È già qui: in quell'infanzia che - come dice Maria Federica Maestri, autrice della composizione, dell’installazione e degli involucri - non è un'età, ma uno stato della coscienza. Lo stato della coscienza in cui si sa che conoscere è “solo” essere, sentire, vedere – e così riunire passato e presente, materico e spirituale nella capacità di rimembrare – ricordare, ricomporre le membra mutilate, riconoscere la scintilla divina in ogni essere.
“Ma tu cammini tranquilla / sulla strada sicura / O Madre Terra, nella Luce. / La tua primavera fiorisce. / Con una melodia / Come concerto di voci / vanno e vengono in te le stagioni / Tu ricca di vita! / Vieni ora / Amata dalle stelle / Ora! a darci un cuore nuovo che abiti dentro la vita! / Innocenti! / I bambini sono i più saggi. / la lotta non cancella la mente dei buoni / chiari e pieni gioia sono i loro occhi.” Questi versi di Hölderlin sono tradotti e in parte ricreati in lingua italiana da Francesco Pititto, autore della drammaturgia e dell’imagoturgia della creazione lenziana. Dopo questi versi sembra di non dover più dire nulla, poiché tutto è stato già detto.
Invece no.
Occorre ripetere, ripetersi, non demordere, insistere, resistere - come Lenz, come le anafore di Adam Zagajewski: Prova a cantare il mondo mutilato. (…) / Devi cantare il mondo mutilato. (…) / Dovresti celebrare il mondo mutilato. (…) / Canta il mondo mutilato (…)
Ecco che, per il tempo dello spettacolo, opera corale e profondamente politica, bambine e bambini, esuli di ogni tempo, vittime della guerra e pubblico diventano parte di una stessa comunità, in cui la forza è la debolezza.
Come dicono Maestri e Pititto. “L’Altro che in questo nostro Nabucco, sussurrerà, mormorerà, griderà, canterà, oltre le note, il suo diritto alla vita, alla dignità, alla felicità”.
Accanto al Coro, a guidare le azioni sceniche sono due performer: Valentina Barbarini, interprete disabile e figura iconica delle creazioni più significative di Lenz, e Agata Pelosi, entrata da bambina nell’ensemble artistico con KINDER (Progetto Resistenza e Olocausto), lo spettacolo del 2016 dedicato alla deportazione dei bambini ebrei di Parma nei campi di sterminio. La consulenza musicale è di Adriano Engelbrecht.
Foto di Niccolo’ Morelli
NABUCCO_CANTO DEL MONDO MUTILATO è parte della XXVI edizione del Festival Verdi, dedicata al tema Mondi lontani, all’interno della sezione Ramificazioni. Per la realizzazione del progetto Lenz Fondazione è stata premiata dalla SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) con l’iniziativa “SIAE con Art Bonus”, che sostiene gli organismi culturali impegnati nella produzione di nuove opere teatrali, composizioni sinfoniche, opere liriche e coreutiche. Il progetto è realizzato inoltre con il contributo del Ministero della Cultura, del Comune di Parma e della Regione Emilia-Romagna.
Con questa nuova creazione Lenz Fondazione prosegue la propria ricerca sulla relazione tra parola, immagine, installazione e performance e il proprio lavoro con persone e comunità attraversate da condizioni di fragilità e vulnerabilità. Una ricerca che negli anni ha portato la compagnia a operare in luoghi monumentali e non convenzionali della città, trasformandoli in spazi di creazione contemporanea e costruendo una relazione diretta tra patrimonio, comunità e nuovi linguaggi.
✩ NABUCCO_CANTO DEL MONDO MUTILATO
Creazione site-specific per Festival Verdi 2026
Esfiltrazioni drammaturgiche dal dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera, dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu, liriche di Salvatore Quasimodo e Friedrich Hölderlin
Drammaturgia, imagoturgia_Francesco Pititto
Composizione, installazione, involucri_Maria Federica Maestri
Maestra del coro_Elena Scamuzzi
Canto e azioni performative_Coro Voci Bianche del Teatro Regio di Parma
Performer_Valentina Barbarini, Agata Pelosi
Consulenza musicale_Adriano Engelbrecht
Produzione_Lenz Fondazione
Commissione speciale Festival Verdi 2026
Foto di Francesco Pititto
Fondata a Parma nel 1985 da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto come Lenz Rifrazioni, e divenuta Fondazione nel 2015, Lenz sviluppa attraverso una costante indagine sul linguaggio performativo contemporaneo una progettualità artistica considerata tra le più originali e rigorose del teatro italiano, riconosciuta anche dal Premio Ubu – Premio Speciale 2024.

