LA COLLERA GIUSTA
Di ELISA BARBIERI
Esiste una collera giusta. Il problema, spesso, è la relazione che intratteniamo con la collera, se ci facciamo trascinare in una rovinosa opera di distruzione dalla collera, oppure se riusciamo a trasformarla in un’azione per ricostruire rapporti, in energia per ristabilire situazioni di giustizia.
Come fare a trasformare la collera in un fuoco sempre acceso per la giustizia?
Nella fiaba giapponese L’orso della luna crescente, riportata da Clarissa Pinkola Estes in Donne che corrono coi lupi, si trova una descrizione ricchissima di spunti per un processo esemplare da attivare per trasformare la collera distruttiva in collera maestra.
Nell’interpretazione della fiaba che ci offre la psicanalista junghiana di origine messicana tutti i personaggi sono afferenti al mondo interiore.
Ecco, in breve, la trama della fiaba.
Una giovane donna attende il ritorno del marito dalla guerra, ma quando lui torna è profondamente cambiato: rifiuta la casa, vive isolato nel bosco e reagisce con rabbia ai suoi tentativi di avvicinarsi. Disperata, la donna si rivolge a una guaritrice, che le promette un rimedio a patto che le porti un raro pelo dell’orso della luna crescente.
Determinata, la donna intraprende un lungo viaggio in montagna. Dopo molte difficoltà, riesce ad avvicinare l’orso nutrendolo con costanza e, vincendo la paura, ottiene da lui un pelo bianco della sua gola.
Tornata dalla guaritrice, consegna il pelo, ma la donna lo getta nel fuoco. Poi le chiede di tornare dal marito e di comportarsi con lui come ha fatto con l’orso.
01 CERCARE UNA PAROLA SAGGIA
La prima azione che svolge la protagonista è rivolgersi alla guaritrice, che nelle fiabe rappresenta l’aspetto calmo e impassibile della psiche, la forza interna salutare saggia e quieta.
02 SALIRE SULLA MONTAGNA
La montagna è un luogo privilegiato di comprensione, riflessione e dialogo spirituale. Salire la montagna significa superare livelli di consapevolezza e padronanza.
Nel buddhismo esiste il nyubu, un antico rituale connesso con i cicli di preparazione della terra, che riguarda il ritirarsi nei monti per capire noi stessi e il rapporto con gli dèi. Anche Gesù pronuncia il famoso discorso delle beatitudini su una montagna. La montagna rappresenta le sfide che il nostro processo di individuazione ci richiede.
03 RINGRAZIARE
Nei pensieri della donna troviamo continuamente l’intercalare ‘grazie’. Grazie è una parola che ha un potere immenso e che noi sottovalutiamo. Ci sono tantissime teorie che parlano del potere dei fonemi (a partire dalle mitogenesi, da quella cristiana ad esempio, per cui il verbo si fa materia).
Lei continua a ringraziare: ringrazia le montagne, i sassi, gli alberi e tutti gli ostacoli che le si pongono davanti, che lei accoglie e così, accogliendoli, essi si piegano, le fanno spazio, le consentono di passare, di progredire. Questo rispecchia la frase giapponese ‘Arigato zaisho’ che significa ‘grazie illusione’. Gli ostacoli che la donna incontra sono i sette veli dell’illusione del buddhismo: man mano che si sollevano si comprendono aspetti di sé, ci si fortifica, si riesce a vedere il disegno degli eventi, si impara a non fermarsi alla prima impressione.
La donna viene descritta come ‘una donna che ama’. Lei riesce a sopportare, a faticare, a combattere e ad arrivare in fondo perché è una donna che ama. Noi siamo tanto attenti all'essere amati, ma amare ci dà una potenza infinita, una potenza che ci permette di arrivare in cima alla montagna.
04 RISPETTARE LE FASI LUNARI E I RITMI NATURALI
C'è un altro elemento curioso: il pelo che la guaritrice chiede alla donna di riportare non è un pelo qualunque, ma il pelo della luna crescente.
In una società iperconnessa alla tecnologia digitale, è fondamentale (ri)sincronizzare il corpo e la mente con i ritmi naturali. A cominciare dalle fasi lunari. In generale, l'attrazione gravitazionale della Luna influenza la crescita delle piante, così come le maree e la circolazione oceanica, che a loro volta hanno un impatto sul clima. La forza gravitazionale della Luna mantiene l'inclinazione della Terra, determinando il succedersi delle stagioni. Dal punto di vista umano, la luna influenza i nostri fluidi, nonché la circolazione della nostra energia.
Nella fase di Luna Crescente sentiamo il bisogno di realizzarci, di dimostrare che siamo vivi, di portare la nostra vitalità nel mondo.
La rabbia è energia, è vitalità, è fuoco (non a caso il fuoco compare alla fine della fiaba per bruciare il pelo, è un fuoco diventato governato, piccolo, che la maga gestisce, non ne è più minacciata).
La rabbia è benzina, che alimenta il motore necessario per agire, per evolvere.
05 INCONTRARE, CONOSCERE
La protagonista sa di doversi confrontare con la sua parte aggressiva con molta cautela. Lei non arriva dall'orso e dice: ho bisogno il pelo della luna crescente. In realtà comincia a conoscerlo: lo osserva, lo nutre e familiarizza con lui. Questo lento processo di osservazione serve per evitare di cadere nelle due polarità opposte: reprimere o sfogare liberamente la rabbia.
REPRIMERE: Quando incontriamo una parte di noi che non ci piace, la prima cosa che ci viene in mente è nasconderla, reprimerla.
Ma se noi incateniamo un animale feroce, un bel giorno accade che un terremoto, un fulmine, una disattenzione rompa le catene e allora l’orso ci divora.
SFOGARE: D'altra parte, lasciare fluire liberamente le emozioni è una polarità opposta altrettanto disfunzionale: quando la protagonista riesce a strappare il pelo, azione che provoca dolore nell’animale, deve scappare perché, per quanto lei lo ringrazi, l'orso comincia ad aggredirla. La donna sa che la rabbia è un’ospite che può rimanere per poco tempo, che deve essere anche governata.
L’ORSO, AGGRESSIVITA’ ANIMALE O SPIRITO SACRO?
L’orso feroce può essere considerato a un primo sguardo come il simbolo della collera.
Nelle narrazioni archetipiche gli animali sono sempre legati agli impulsi, a quella parte istintiva che abbiamo dentro. In questo caso vediamo che la rabbia di mette di fronte a due sfumature emozionali diverse: il risentimento (la rabbia dell’uomo che rovescia il vassoio è una rabbia stagnante, causata dal dolore della vita, dai traumi e da un pensiero che non riesce a staccarsi dal passato – la guerra – non riesce a lasciare andare ciò che non è più, per cogliere la bellezza dell’attimo presente colmo di amore) mentre la rabbia dell’orso è la rabbia animale, l’aggressività istintiva, subitanea e transitoria.
Per i giapponesi l'orso è un simbolo della lealtà, della saggezza e della forza. Nel Giappone Settentrionale, dove vive la tribù ainu, l'orso è colui che può parlare con Dio e riportare messaggi agli esseri umani. L'orso della luna crescente è considerato un essere sacro, a cui il segno bianco sulla gola fu dato dalla dea buddista Kuan-Yin, il cui emblema è la luna crescente. Kuan-Yin è la Dea della Profonda Compassione, e l'orso il suo emissario.'
CIRCOLARITA’ DELLA STORIA
Alla fine, la protagonista ritorna al punto di partenza. In questo senso questa è una fiaba profondamente orientale, dove il senso del tempo non è lineare (si sposarono, ebbero dei figli e vissero tutti felici e contenti) ma circolare. La protagonista ritorna alla vita di tutti i giorni, ma profondamente trasformata.
Mentre ci aspettiamo per tutta la storia che sia esterna, la pozione del cambiamento è interna.
È il percorso la pozione. Il viaggio, quello che lei affronta; la neve, i sassi, la montagna, i sassi, i rovi sono i maestri.
La cura della rabbia non risiede in un unico gesto (la pozione) ma nel processo di ricerca e pratica.
L’illuminazione non avviene sulla montagna, ma quando bruciando il pelo la proiezione della cura magica si dissolve. Ricorda il detto di Alan Watts ‘Se non lo trovi in te stesso, dove andrai a cercarlo?”
06 PAZIENZA
La pazienza soccorre la collera. Solo con la pazienza la donna può riportare l’ordine nella psiche, rinfrancare l’io in collera. La pazienza significa introspezione e ricerca.
Dice un antico detto zen (koan)
Prima dello Zen, le montagne erano montagne e gli alberi erano alberi
Durante lo Zen, le montagne erano i troni degli spiriti e gli alberi erano le voci della saggezza.
Dopo lo Zen, le montagne furono montagne e gli alberi furono alberi.
Mentre la donna era sulla montagna per apprendere, tutto era magico. Ora che ne è discesa, il cosiddetto pelo magico è stato bruciato nel fuoco che distrugge l'illusione, ed è tempo per il «dopo Zen». La vita torna a essere mondana. Lei possiede il dono dell'esperienza sulla montagna, ha la conoscenza. L'energia costretta nella collera può essere ora usata per altro.
[1] Clarissa Pinkola Estes, Donne che corrono coi lupi, Frassinelli Editore, p.39-74

