FILOSOFIA E POETICA DELLA PRESENZA
Di ELISA BARBIERI
FESSURA #01
Un approccio linguistico dalla presenza al presente
Partiamo da un approccio linguistico, per scoprire il campo semantico delle parole ‘presenza’ e ‘presenze’, ovvero i significati più ampi, nascosti o desueti. La lingua e la storia della lingua spesso ci aprono prospettive illuminanti sulle parole, ampliandone la gamma di significati a cui afferiscono e arrichendole di sfumature.
Ecco qui, sotto un elenco di significati pertinenti e interessanti trovati nei dizionari Treccani e Zanichelli.
- PRESENZA
[dal lat. praesentia, der. di praesens -entis «presente1»]
Sostantivo >>> L'essere presente, il manifestarsi.
- PRESENTE
Sostantivo // In grammatica // Legato al tempo (in contrapposizione al passato e al futuro)
Quando la parola ‘presente’ è sostantivo, indica il tempo che ora corre, e anche l’insieme degli avvenimenti che in esso si verificano, lo stato attuale delle cose.
Esprime contemporaneità rispetto al momento dell’enunciazione: indica il realizzarsi dell’azione nel momento in cui avviene la comunicazione.
Aggettivo / / Senso figurato
Quando la parola ‘presente’ è aggettivo, in senso figurato significa ‘che non si allontana dalla mente, che è vivo nel pensiero, nell’animo’ e ci rimanda quindi a concetti come l’ATTENZIONE, la CONSIDERAZIONE, la MEMORIA
Un altro modo di usare ‘presente’ come aggettivo in senso figurato è ‘essere presente a sé stesso’: in questo caso il significato è legato alla consapevolezza di sé, alla lucidità della mente, alla padronanza delle proprie facoltà, alla consapevolezza delle proprie azioni e reazioni, alla conoscenza di sé, detta più propriamente in filosofia Autocoscienza, da cui scaturisce la saggezza..
Ecco invece quando la parola ‘presente’ compare in alcune locuzioni della lingua italiana, che comunemente chiamiamo ‘frasi fatte’:
fare presente, ovvero sottoporre all’attenzione altrui, fare notare: in questo caso l’attenzionesi riferisce a una dimensione temporale, è la ‘presenza al presente’, la capacità di recepire gli stimoli che offre il momento che si sta vivendo
tenere presente, ovvero tenere conto di qualche cosa nel formulare un giudizio, nel prendere una decisione: in questo caso al centro del significato vi è la considerazione, ovvero la capacità di avere un’apertura mentale, che consenta di valutare molteplici aspetti, legati a persone, circostanze, anche lontani nel tempo e nello spazio
avere presente, ovvero ricordare perfettamente, non dimenticarsi di una persona al momento opportuno (se avrai bisogno di un altro collaboratore, tienimi presente): in questo caso la parola ‘presente’ di riferisce alla memoria come ‘presente del passato’, come scrive S.Agostino ne “Le confessioni” (opera scritta tra il 397 e il 400 d.C)
“Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell'animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l'attesa”.
FESSURA #02
Alle origini della filosofia occidentale
La salute del momento, il rapporto tra presenza e tempo, tra presenza e disciplina
Abbiamo visto come le parole ‘presente’ e la derivata ‘presenza’, per quanto di uso comune, siano complesse, ricche di storia e di implicazioni filosofiche.
Ora proviamo a passare dal piano linguistico al piano pratico, ossia dell’applicabilità nella nostra vita di ciò che le parole ci indicano, chiedendoci: è così facile o naturale essere presenti?
Oppure occorre imparare a coltivare quell’essere presenti, che ci riconduce all’idea di attenzione, considerazione, memoria, consapevolezza, padronanza?
Proviamo a fare un brevissimo excursus nella storia della filosofia, aiutate da uno dei libri piú importanti e suggestivi di uno dei massimi storici contemporanei del pensiero antico: Ricordati di vivere, Goethe e la tradizione degli esercizi spirituali di Pierre Hadot.
Il libro ricostruisce la storia di un sistema di pratiche filosofiche che si proponeva di formare gli animi piuttosto che informarli, attraverso un lavoro su sé stessi che coinvolgeva non solo il pensiero, ma anche l'immaginazione, la sensibilità e la volontà. Cosí interpretata, la filosofia diviene per gli antichi esercizio attivo, continua rimessa in discussione di sé stessi e del proprio rapporto con gli altri, uno stato di liberazione dalle passioni, di lucidità perfetta, una maniera di vivere prima che un sistema di pensiero.
In particolare, nel libro mi ha colpito il concetto di ‘SALUTE DEL MOMENTO’, una definizione coniata dal sommo poeta (e mille altre cose) di lingua tedesca Johann Wolfgang Goethe) in merito a un atteggiamento degli antichi, che collega insieme salute e disciplina.
“La salute del momento” cui faceva riferimento Goethe non era una disposizione naturale dell’animo, ma il frutto di uno sforzo della volontà, un’attitudine coltivata con impegno, per trovare quella calma attraverso la trasformazione di sé e dello sguardo rivolto al mondo.
Ecco alcuni esempi di come nel mondo antico i filosofi abbiano diffuso idee per promuovere un atteggiamento di ‘salute del momento’:
SOFISMO
Nel V secolo a.C. Antifonte, esponente del movimento sofista, prepara i giovani ateniesi alla vita politica esortandoli a vivere nel presente, contro la tendenza opposta.
EPICUREISMO
Sia la dottrina epicurea sia quella stoica valorizzano l’esperienza del presente e della presenza, a scapito del passato e del futuro, arrivando a collocare l’attimo presente nella prospettiva del cosmo e a riconoscere un valore infinito al minimo istante.
Questo atteggiamento diventa una terapia dell’angoscia, perché allontana dal timore del futuro (della morte), così come dai desideri insaziabili, divoranti e impossibili (arrivando a desiderare solo ciò che si è certi di poter ottenere).
Così come recita la massima epicurea: “Sia reso grazie alla beata natura, che fece le cose necessarie facilmente procacciabili, quelle difficilmente procacciabili non necessarie”.
Il carpe diem del poeta romano epicureo Orazio (65 a.C.-8 d.C), spesso frainteso come consiglio da gaudente, è in realtà un invito a prendere consapevolezza dell’imminenza della morte, dell’unicità della vita, per cui ogni attimo è un dono che desta gratitudine e meraviglia.
STOICISMO
Seneca (4 a.C. - 65 d.C.) stesso scrive pagine in cui descrive le malattie dell’anima e tra i modi in cui le descrive troviamo anche ‘l’avversione verso sé stessi’, l’agitazione dell’anima incapace di fissarsi su alcunché’, ‘il disgusto della vita e dell’universo’.
Ciò che aiuta a trasfigurare il reale è innanzitutto ‘fare amicizia’ con il reale, intrattenere un dialogo con il presente. Ma per fare ciò è bene entrare in un tempo lento e calmo.
Ultimo grande esponente dello stoicismo, Marco Aurelio (121 d.C.-180 d. C.), imperatore romano e filosofo, scrisse nei suoi Pensieri
Ti è sufficiente
Il presente giudizio di valore, purché sia oggettivo,
la presenza azione, purché sia volta al bene comune,
la presente disposizione interiore, purché si contenti di tutto ciò che proviene dalla causa esterna.
Nel presente tutto dipende da noi, a differenza del passato e del futuro.
Se per l’epicureo l’attimo è il piacere, per lo stoico l’attimo è il dovere.
Ma non cambia l’esito dell’esercizio spirituale, anzi – le vette più alte, quasi mistiche, le raggiunge proprio lo stoicismo.
Ancora Marco Aurelio scrive nei Pensieri “Qualunque cosa ti accada, è stata preparata per te dall’eternità, e l’intreccio delle cause ha dall’eternità tessuto insieme la tua sostanza a questo evento”.
Il significato ultimo dell’esercizio spirituale della concentrazione sul presente finisce per suscitare un profondo sentimento di partecipazione, di identificazione a una realtà che supera i limiti dell’individuo.
‘LA PRESENZA È L’UNICA DEA CHA ADORO’ (Goethe)
Dopo questo breve excursus vorrei passare dalla filosofia alla poesia, con un personaggio-ponte tra le due discipline, un filosofo e poeta che ha conosciuto bene il pensiero antico attraverso il viaggio in Italia e molti studi teorico-pratici.
Stiamo parlando di Johann Wolfgang Goethe (Francoforte sul Meno 1749 - Weimar 1832). Genio, poeta della libertà, sommo rappresentante di una cultura umanistica, a un tempo tipicamente tedesca e profondamente europea; poeta-pensatore capace di grandi e profetiche intuizioni. Prolifico nella pittura, nella musica, nelle scienze (era un geologo).
Goethe fu l'originario inventore del concetto di Weltliteratur (letteratura mondiale), derivato dalla sua approfondita conoscenza e ammirazione per molti capisaldi di diverse realtà culturali nazionali (inglese, francese, italiana, greca, persiana e araba). Ebbe grande influenza anche sul pensiero filosofico del tempo, in particolare sull’Idealismo di Hegel, Schelling e, successivamente, Nietzsche.
Il suo Viaggio in Italia (Italienische Reise) fu il grande evento della sua vita, dove ebbe la rivelazione dell’arte italiana ed antica, con cui sviluppò un’ammirazione per quella che chiama la ‘salute del momento’ degli antichi, con la quale intende una gioia spontanea e immediata, che non passa per la mediazione razionale della riflessione e del linguaggio.
Goethe, durante questo viaggio, che durò dal 1786 al 1787, imparò l’esercizio spirituale (espressione priva di valore religioso, ma prettamente umano/umanistico) che consiste, con le sue stesse parole in una disposizione per cui ‘L’animo allor placato non guarda a ciò che è stato né a quello che sarà. Solo il presente è la nostra felicità’[1], collegando quindi la presenza al sentimento della felicità.
Goethe vive mentre sta nascendo e si sta affermando il Romanticismo, movimento letterario e filosofico per cui la nostalgia è alla moda e la nostalgia è un rimpianto dell’ideale che implica la svalorizzazione del reale e del quotidiano.
Goethe condivide con i romantici l’idea che il reale e il quotidiano possano essere banali, ma non condivide il modo in cui i Romantici evitare di condurre una vita triviale: se per i romantici la via è rifugiarsi nel sogno, in ciò che è stato o ancora non è, per Goethe ogni istante possiede un potenziale di dignità e nobiltà, ma tale ricchezza deve essere scoperta.
Ecco l’ode al presente che Goethe scrive nell’Elegia di Marienbad, nel passo in cui fa parlare la giovinetta Ulrike von Levetzow
Ora per ora
La vita ci è data con gesto amico.
Il lascito di ieri è poca cosa,
e sapere il domani – è proibito.
(…) Fai dunque come me, e guarda con la letizia
del saggio l’attimo negli occhi. Non indugiare.
Vagli incontro rapido, benevolo, ricco di vita,
sìì così nell’agire, così per la gioia nell’amare.
Dovunque sarai, sii tutto questo, come un bambino,
così sarai tutto, da nessuno sarai vinto.”[2]
FESSURA #03
La presenza: postura della mente, postura del corpo o embodied mind
Secondo le neuroscienze, le basi per la concettualizzazione sono primariamente fisiche: l’energia dal mondo esteriore produce uno stimolo sugli organi di senso dell’animale o dell’uomo, questa stimolazione sensoriale crea una rappresentazione neuronale che dà luogo a un sentimento, a un’emozione o a un’idea.
L’astrazione è intesa come un processo di apprendimento indispensabile alla crescita.
L’astrazione è causata da agenti biologici che acquisiscono e immagazzinano conoscenza, per applicarla nel futuro. L’astrazione è intesa come un processo di apprendimento che ci consente di anticipare e prevedere alcune proprietà, senza il bisogno di verificarle nuovamente, consentendo la rappresentazione degli oggetti e degli eventi, in modo indipendente dalla loro presenza costante e conclamata, allo scopo di mantenere l’omeostasi, di proteggerci dal male, riproducendo e, nei casi più avanzati, realizzando le nostre potenzialità di crescita e realizzazione.
La nostra sopravvivenza è legata alla nostra capacità di sviluppare modelli stabili e ripetibili di adattamento tra il nostro organismo e l’ambiente in cui è immerso.
Da qui la definizione di “mente incarnata” ideata da filosofi vicini all’area della neurofenomenologia, come Mark Johnson, filosofo dell’Università dell’Oregon, che nel suo “The Meaning of the Body” da una definizione molto chiara di “concetto” in questo modo: “I concetti non sono pure entità mentali che rappresentano realtà esteriori. Piuttosto, i concetti sono modelli di attivazione neuronale che possono essere accesi sia da eventi percettivi o motori reali nel nostro corpo, sia dal semplice pensiero di qualcosa.” (…) “La ragione è un processo incarnato (…) Ciò che chiamiamo ragione non è né una cosa concreta né una cosa astratta, ma solo il processo incarnato attraverso il quale la nostra esperienza viene esplorata, messa in discussione e trasformata in indagine. (…) La ragione è legata alle strutture delle nostre capacità percettive motorie ed è connessa in modo indissolubile alle emozioni.”
La teoria dell’embodied mind conduce a riconsiderare il pensiero come è stato pensato da Cartesio in poi, ossia come un’entità astratta. Il pensiero astratto si sviluppa, invece, a partire dall’esperienza corporea, attraverso i sensi, che sono il ponte tra interno ed esterno, che ci consentono di connetterci con l’ambiente.
La capacità di conoscere attraverso i sensi, con il corpo, fonte di conoscenza.
DALLA SCIENZA ALLA POESIA
Come spesso accade, ciò che la scienza dimostra, è stato intuito molto tempo prima dall’arte.
James Hillmann (1927-2011) psicologo americano fondatore della psicologia archetipica e direttore dello Jung Institute di Zurigo racconta bene nel suo prezioso volumetto edito da Adelphi L’anima del mondo e il pensiero del cuore come esista un pensiero del cuore, per sua natura estetico, connesso al mondo attraverso i sensi. Hillmann racconta come la più grande poesia occidentale nasca dai sensi, dalla percezione estetica (dal latino aestethis…percezione sensoriale) dunque dalla bellezza, dall’incontro tra Petrarca e Laura, tra Dante e Beatrice.
La bellezza – in quanto percettibilità di qualità tattili sonore, gustative - è il farsi manifesto di quell’ordine di consapevolezza, padronanza, temperanza, equilibrio a cui ci rimanda il campo semantico della presenza.
Nella psicologia aristotelica, l’organo che percepisce la bellezza è il cuore: al cuore convergono tutti gli organi di senso, in un movimento sinestetico.
Concludo quindi con una poesia di Goethe che ci mostra proprio la sinestesia, ovvero il percepire le cose simultaneamente, e anche la capacità di apprendere conoscenza attraverso i sensi e l’esperienza. Questa poesia fa parte delle "Elegie romane", chiamate inizialmente "Erotica romana", composte a Weimar, fra il 1788 e il 1790, dopo il ritorno dal viaggio in Italia. Il contenuto fa supporre che il poeta abbia vissuto a Roma un’intesa storia d’amore. Nel celebre ciclo di venti elegie, uno degli apici del classicismo tedesco, amore e poesia, erudizione e sensualità, vita e arte conoscono un’epocale trasfigurazione.
Qui seguo il consiglio, sfoglio con assidua mano
Gli scritti degli antichi, ogni giorno con nuovo piacere.
Ma le notti Amore mi vuole intento a opere diverse:
se divento dotto a metà, doppio è il piacere che provo.
E non mi erudisco mentre spio le forme dell’amabile
Seno, guido la mano giù per i fianchi?
Solo allora intendo il marmo; penso e raffronto,
vedo con occhio che sente, sento con mano che vede.
Goethe, Elegia romana
Bibliografia
Pierre Hadot
Ricordati di vivere, Goethe e la tradizione degli esercizi spirituali
Raffaello Cortina Editore, 2008
_
Johann Wolfgang Goethe
Elegie romane
Ed. AttraVerso, 2023
_
Johann Wolfgang Goethe
Trilogia della passione
Ed. Morcelliana, 1952
_
James Hillmann
L’anima del mondo e il pensiero del cuore
Ed. Adelphi, 2002

