CYBORG_CONSAPEVOLEZZA
Di ELISA BARBIERI
Foto rielaborata con ChatGPT
“Somigliamo sempre più a quelle persone attive che “rotolano, come rotola la pietra, con la stupidità del meccanismo”. Visto che ormai percepiamo la vita solo in termini di lavoro e prestazione, per noi l’inazione è una carenza a cui bisogna porre rimedio il prima possibile. L’esistenza umana viene assorbita senza sosta dall’attività, e questo la rende sfruttabile. Stiamo smarrendo il senso stesso dell’inazione, che non rappresenta una mera incapacità, un mero rifiuto, una mera assenza di azione, ma anzi dispone di facoltà proprie. L’inazione possiede una propria logica, un proprio linguaggio, una propria temporalità, una propria architettura, una propria magnificenza - e sì, una propria magia.”
Questo l’incipit del saggio “Vita contemplativa o dell’inazione” di Byung-Chul Han, filosofo coreano naturalizzato tedesco, docente alla Universität der Künste di Berlino, che con i suoi libri taglienti critica la società occidentale e la sua deriva materialistica e neoliberista.
Il saggio ci spiega cos’è la vita contemplativa, quali i suoi tempi, le sue modalità i suoi rituali e i suoi effetti sul singolo e sulla collettività. Per farlo attinge alla filosofia tedesca, da Heidegger a Benjamin, da Schleiermacher a Schelling e alla letteratura tedesca del primo romanticismo, in particolare la poesia di Hölderlin e Novalis, arrivando fino a Rilke.
Byung-Chul Han ci esorta a recuperare la dimensione contemplativa che neoliberismo, efficientismo e iperconnessione stanno estinguendo. Nella dimensione contemplativa possiamo trovare qualcosa di vitale, di essenziale e di insostituibile. L’inazione che può trasformare la nostra vita da mera sopravvivenza a vita vera, da soddisfazione dei bisogni e da complici di un sistema estrattivo e costruttivo a soggetti che sperimentano una vita intensa. La vita contemplativa è una vita che esce dall’isolamento individualista, è la via che porta a dare del Tu alla Terra, a passare dall’io al Noi.
Recuperare la lentezza, la festività, l’ascolto, il dialogo, lo sguardo – tutto ciò che lui riassume nella locuzione ‘tendere l’orecchio’ – in realtà si prefigura non solo come un modo di dare profondità e qualità alla vita ma come una strategia di difesa dall’imminente attacco delle macchine.
Il futuro cyborg è imminente, questo lo sostiene la scienza e un neuroscienziato del calibro di Nicola De Pisapia ne ha parlato ampiamente in una recente lezione del Master in Contemplativa Studies dell’Università di Padova.
L’intelligenza artificiale ha giù superato in velocità e capacità di elaborazione il cervello umano. Presto nuovi algoritmi lavoreranno per migliorare le sue funzioni qualitative, oltre che quantitative. L’intelligenza artificiale si potenzierà anche sui lati in cui per ora mostra lacune, come la creatività e la creazione artistica, ad esempio – se chi la programma prenderà come modello altre aree del cervello umano, quelle appunto deputate alle funzioni creative, rispetto a quelle computazionali e razionali.
A partire dal 2026 l’intelligenza artificiale si unirà alla robotica.
A quel punto per poter competere in velocità e potenza con le macchine l’uomo dovrà interiorizzare e incorporare le tecnologie. Non più protesi esterne – come ora il cellulare sempre alla mano – ma estensioni tecnologiche installate direttamente nel corpo umano, che rispondono agli impulsi elettrici degli occhi e persino del cervello. I robot intelligenti saranno simili agli umani, avranno la loro personalità e potranno reclamare i loro diritti. Potranno anche affermare di avere una coscienza e noi umani non potremo negarlo. Non potrà negarlo nemmeno la scienza, perché - per quanto essa abbia riconosciuto un valore epistemologico all’esperienza individuale - non può misurare tale valore e dunque è come se tale valore, in assenza di prove e di dati, non esistesse.
Questa trasformazione radicale ci metterà di fronte alla necessità di dare forma all’ambito dell’humanum, per avere coscienza della sua specificità.
Saranno le conoscenze umanistiche, come letteratura e filosofia, materie alla base per lo sviluppo di capacità riflessive, introspettive e critiche, a differenziare l’uomo dalla macchina.
Se ora il motore della società è la prestazione, perché la vita si concepisce in termini di lavoro e produzione, in futuro le macchine ci supereranno su questi aspetti e l’umanità saprà conservare il proprio istinto vitale se – oltre a gestire la mera sopravvivenza - sarà capace di dare valore alla contemplazione.
La contemplazione non è una forma passiva e carente, ma – al contrario - è la ‘vita vera’, la comprensione profonda dell’essere.
“Il futuro dell’umanità non dipende dal potere di chi agisce, bensì dal rilancio della capacità contemplativa” scrive Byung-Chul Han.

