VITA CONTEMPLATIVA

Di ELISA BARBIERI


La saggezza che ricerchiamo nella meditazione è parola sapienziale che si fa corpo.

Questa parola appartiene anche al vasto patrimonio filosofico-letterario della tradizione europea.

Poeti come Friedrich Hölderlin e Novalis intrecciano nella loro produzione teologia, misticismo, senso della natura e sensualità, in una ricerca che comprende l’umano e il divino, l’io e il mondo, il fuori e il dentro, il singolo e la totalità. La loro filosofia è ancora viva e bruciante nel nostro tempo, necessaria, nella loro altissima inchiesta.

Hölderlin e Novalis innanzitutto praticanti, la cui scrittura deriva da un profondo raccoglimento interiore, che concentra l’attenzione verso l’essenziale.

Coevi, vivono alla fine del ‘700 in una Germania statica, incapace di sviluppare la tensione democratica civile verso la rivoluzione, come la vicina Francia. Credono che un cambiamento, anche sociopolitico, possa iniziare dal piano sottile dello spirito. In un qualche modo, si fanno portavoce di una rivoluzione interiore, a partire dalla bellezza.

Tale bellezza è innanzitutto quella della natura, che si ritrova anche nell’interiorità, se crediamo che anche l’uomo sia natura. L’armonia uomo-natura è sempre presente, inscritta nei geni della vita. Ma occorre il silenzio e l’essere assorti per ritrovarla.

Vi è, alla base della scrittura, un indagare costante e intenso dei sentimenti e delle sensazioni: che cos’altro è questa, se non una meditazione della consapevolezza?

Ciò che si esprime attraverso il linguaggio della poesia, è l’esperienza dell’uomo che si scopre divino.

Nel suo secondo romanzo I discepoli di Sais (la Dea egizia della vita) Novalis parla di una scoperta nata dalla sua esperienza diretta e personale: più l’uomo si addentra nella conoscenza della natura e più finisce per riconoscere sé stesso.

Il primo dei discorsi dei viaggiatori protagonisti di questo romanzo, che risulta da un insieme di frammenti ,riguarda la centralità dell’io come pensiero e l’importanza della sensazione, connessione tra pensare e sentire. Questa modalità non può non ricordare la via del Buddha, che si ritira da tutto per fare esperienza diretta della vita stabilendosi nel bosco.


Cent’anni dopo, un altro autore di lingua tedesca, l’austriaco Robert Musil, scriverà L’uomo senza qualità, un romanzo-saggio che indaga la profonda crisi del significato che affligge l’inizio del ‘900 europeo e il sentimento di paura generalizzato che mette in discussione gli ideali di progresso e le speranze nel futuro della civiltà – non diversamente da ciò che stiamo vivendo oggi, in cui si allungano a livello globale le ombre minacciose del nazismo e della guerra. Scrive Musil: “Bisogna starsene quieti quieti [...]. Non lasciar posto a nessun desiderio, neanche a quello di far domande. Bisogna spogliarsi anche dell'accortezza con cui si bada ai propri affari. Privare il proprio spirito di tutti strumenti e impedirgli di servire da strumento. Bisogna concentrarsi in sé, finché mente, cuore e membra siano tutto un silenzio”.

Nel saggio Vita contemplativa, il filosofo coreano naturalizzato tedesco Byung-Chul Han attinge a questi autori per supportare la sua proposta di compenetrare la vita activa che occupa le nostre giornate di vita contemplativa, in cui possiamo risplendere, in una forma di vita più pura, non asservita ad alcuno scopo, se non quello di – semplicemente – essere. Vivere la nostra essenza, svilupparla per ciò che è, nello spirito dell’aristotelica entelechia, svincolata da qualsiasi principio di utilità e funzione esterna.

Questo è ciò di cui facciamo esperienza nel silenzio della meditazione: sedere e stare a contatto con la nostra vita: il nostro corpo respirante, la nostra mente vagante.

Il mio progetto Rizoh nasce per riscoprire la tradizione e la contemporaneità sapienziale della letteratura e renderla pratica, vissuta, nella relazione, nella scrittura e nella meditazione.


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